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Home Notizie del 2011 DISCORSO DEL SINDACO DI ANZIO IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI PER L'UNITA' D'ITALIA

DISCORSO DEL SINDACO DI ANZIO IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI PER L'UNITA' D'ITALIA

DISCORSO DEL SINDACO DI ANZIO IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI PER L'UNITA' D'ITALIA 

Saluto le Autorità Politiche, Militari, Religiose e Civili, i Veterani, le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, gli studenti ed i cittadini intervenuti a queste Celebrazioni per il centocinquantesimo Anniversario dell’Unità d’Italia e del nostro compiuto Risorgimento che rappresenta, senza dubbio, il capitolo più entusiasmante della nostra storia che ci deve far sentire orgogliosi di essere italiani. Un saluto particolare lo estendo al Senatore Candido De Angelis.

Voglio innanzitutto ricordare la data del 5 maggio 1860 quando da Genova, con la spedizione di MILLE ITALIANI coraggiosi, iniziò la fase conclusiva del percorso che portò all’Unità d’Italia, conclusosi il 17 marzo 1861 con la proclamazione dello Stato Unitario.   

In un delicato contesto storico, l’esercito dei Mille, guidato da Garibaldi con la Bandiera Italiana, sbarcò a Marsala per l’evento simbolo del Risorgimento culminato con il successivo trionfo di Palermo, reso possibile grazie al contributo di tanti volontari siciliani che si unirono ai Mille in nome degli ideali di libertà e democrazia.  
 
Celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia vuol dire porre l’attenzione sui valori fondanti del Risorgimento italiano e sulle diverse visioni, strategie, tattiche, trame diplomatiche, iniziative politiche, azioni militari e su un intreccio di componenti moderate e rivoluzionarie, che risultarono fondamentali per raggiungere l’obiettivo finale.

Abbiamo anche il dovere di essere riconoscenti alle donne e agli uomini che hanno reso possibile il compimento del Risorgimento Italiano e queste Celebrazioni, insieme a quelle che si stanno tenendo in tutte le città italiane, sono particolarmente significative per rendere partecipi i giovani e l’intera cittadinanza rispetto alla nostra gloriosa storia ed agli atti di eroismo, di molti italiani, che hanno reso possibile la conquista dell’Unità all’insegna di valori condivisi. 

Di questi valori devono essere partecipi soprattutto i nostri giovani ai quali dobbiamo trasmettere l’amore per questo territorio che, in questo secolo e mezzo di storia, ha visto i nostri Padri sacrificare la propria vita a difesa di nobili ideali diventati il simbolo dell’Italia Democratica e Repubblicana. 

Questa importante ricorrenza deve essere anche l’occasione per ripensare al ruolo e alla presenza delle donne nel percorso storico che ha portato all’unificazione; va sottolineata la straordinaria determinazione con la quale si sono impegnate queste appassionate interpreti del processo di indipendenza: pagarono, in tutti i modi, per l’Italia libera e unita. Persero i beni, la libertà, i figli, i mariti o la loro vita.

Tra le molte donne protagoniste di quegli anni, ricordiamo Nina Giustiniani e Bianca Rebizzo che hanno aperto le loro abitazioni al nuovo spirito libertario, Giuditta Sidoli che ha accolto gli esuli nella sua casa, Elena Sacchi e Luisa Mantegazza che hanno svolto ruoli come infermiere da campo e maestre per orfani, Teresa D’Oria e Anita Garibaldi, patriote che hanno combattuto per l’Unità della Patria. 

Insieme agli uomini, forse meglio degli uomini, le donne hanno consegnato al futuro dell’Italia un patrimonio di valori morali e civili che hanno accompagnato il faticoso, ma esaltante, percorso di questi 150 anni della nostra storia.

Nel celebrare l’epoca Risorgimentale dobbiamo riflettere sulle nostre origini,  sull’orgoglio di essere italiani e cittadini di Anzio dove,  il 26 aprile 1849, Luciano Manara, insieme a 600 Bersaglieri, sbarcò per dare vita alla Repubblica Romana, vero e proprio laboratorio di idee democratiche e liberali che, dodici anni dopo, sfociarono nell’Unità d’Italia.

Ritengo importante sottolineare che, nell’ambito di queste celebrazioni, insieme a figure di primo piano come Garibaldi, Mazzini, Cavour, ad Anzio ricordiamo anche il contributo di nostri concittadini come Giovanni Manetti, che il 19 maggio 1849 sacrificò la sua vita combattendo, con Garibaldi, nella vittoriosa battaglia di Velletri contro l'esercito borbonico; alcuni anni dopo, altri due anziati, Amilcare Cipriani ed Arcangelo Novara, furono protagonisti della fase storica che portò all’Unità dell’Italia.

Tutto questo deve servire a ravvivare la nostra memoria storica, rendere più forte il nostro sentimento di identità nazionale e di attaccamento alla Patria, al nostro Risorgimento, al Tricolore ed all’Inno Nazionale: questo, a mio parere, è il modo migliore per celebrare l’Unità d’Italia e bene ha fatto il Governo a sancire, con un decreto, che il 17 marzo 2011 è una giornata di Festa Nazionale.

Oggi è la nostra festa e quella di un intero popolo che, il 17 marzo 1861, si è unito in una sola  Nazione, unica ed indivisibile.

Oggi, più che mai, dobbiamo tutti sentirci orgogliosi di essere italiani.  

A questo proposito è da condividere quanto detto dal nostro Presidente della Repubblica: abbiamo, tutti, il dovere, ognuno secondo le proprie responsabilità, di far vivere sempre le ragioni dell’unità e dell’indivisibilità dell’Italia, come fonte essenziale per la coesione sociale e per lo sviluppo economico tanto al Nord, quanto al Centro, quanto al Sud del Paese, in un sempre più complicato contesto economico mondiale.

Viva Anzio, Viva l’Italia.