10 FEBBRAIO 2011 GIORNO DEL RICORDO – DISCORSO DEL SINDACO DI NETTUNO
Buongiorno a tutti, saluto tutti i rappresentanti delle autorità civili e militari, e saluto tutti i miei concittadini venuti a commemorare insieme a noi il Giorno del Ricordo.
Siamo qui riuniti a celebrare una solennità civile con lo scopo di preservare la memoria della tragedia delle vittime delle foibe, nonché di tutti gli Italiani d’Istria e Dalmazia che lasciarono le loro case in seguito alle complesse vicende in cui si venne a trovare il confine orientale al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Voglio essere molto preciso sul vero significato di questa giornata: oggi noi rendiamo omaggio a quegli Italiani che furono vittime degli eventi accaduti durante la guerra e l’immediato dopoguerra, Italiani che si scoprirono nel ruolo di oppressi e perseguitati.
Utilizzare la tragedia accaduta a questi nostri connazionali per propri fini politici e propagandistici aggiunge offesa alle sofferenze da loro subite. Vi riporto a tal riguardo le parole del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
“Il Giorno del Ricordo voluto dal Parlamento ha corrisposto all’esigenza di un riconoscimento umano e istituzionale già per troppo tempo mancato e giustamente sollecitato. Esso non ha nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo. La memoria che coltiviamo innanzitutto è quella della dura esperienza del fascismo e delle responsabilità storiche del regime fascista, delle sue avventure di aggressione e di guerra”.
Tengo molto al fatto che il senso di questa giornata non venga distorto o mistificato: la nostra città, Nettuno, ha subito sulla propria pelle l’esperienza della guerra, e i nettunesi che vissero quei giorni provarono in prima persona cosa significa dover lasciare le proprie case a causa dei rischi e della minaccia delle armi, potendo tornare alle proprie abitazioni solo quando la guerra era ormai lontana. Il dolore delle vittime non ha colore politico.
Solo con la consapevolezza del percorso storico che abbiamo attraversato, compreso anche il terribile bagaglio di tragedie come quella avvenuta nelle foibe istriane, possiamo affrontare con reale cognizione il processo di integrazione tra i popoli: ogni giorno ci sentiamo di fare sempre più parte dell’Unione Europea, una realtà attuale che sessant’anni fa era solo un’idea utopistica nelle menti di poche persone illuminate. Forti della volontà di unire i popoli dell’Europa, ricordiamo gli Italiani che furono vittime del tentativo di cancellazione della loro identità nazionale.


