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Discorso del Sindaco Alessio Chiavetta in occasione del 66° anniversario Dello Sbarco

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Nettuno

Discorso  del Sindaco Alessio Chiavetta in occasione del 66° anniversario Dello Sbarco

Buongiorno a tutti, saluto il Sindaco di Anzio Luciano Bruschini, saluto il Senatore Candido De Angelis e l’Onorevole Guido Milana, saluto i rappresentanti delle città limitrofe, saluto il generale di Corpo d’Armata Luigi Pellegrino, saluto i rappresentanti delle Forze Armate e dei corpi di polizia operanti sul nostro territorio, saluto le rappresentanze combattentistiche e d’arma e infine tutti i nostri concittadini venuti a celebrare il 66° Anniversario dello Sbarco di Anzio e Nettuno.

Voglio rivolgere il pensiero alla popolazione di Haiti, uno Stato poverissimo messo in ginocchio dalla catastrofe di un terremoto terribile; è dovere dell’intera comunità internazionale prestare soccorso a tutte quelle persone colpite da un disastro di dimensioni inimmaginabili, una tragedia che avrà conseguenze durissime negli anni a venire. Anche l’Italia sta facendo la sua parte: in queste ore la modernissima portaerei Cavour sta navigando verso i Caraibi con oltre duecento tonnellate di aiuti a bordo, per mettere a disposizione della popolazione di Haiti le strutture mediche e ospedaliere che sono all’interno della nave.

In questo giornata in cui si celebra l’Anniversario dello Sbarco Alleato sulle nostre coste, è importante pensare a come siano cambiati scopi e impegni delle forze armate nazionali: i nostri militari sono oggi portatori di pace e forniscono soccorso alle genti colpite da disastri naturali o eventi di guerra, ben accolti dalle popolazioni locali. E’ proprio la sostanziale differenza tra chi presta soccorso e chi opprime che ci permette di distinguere i “liberatori” dagli “occupanti”: gli Alleati che sbarcarono sulle nostre coste nel 1944 vennero per combattere un regime totalitario e per liberarci, è il caso di sottolinearlo, da una pesante occupazione militare.

La liberazione di Nettuno e Anzio, di Roma e di tutta l’Italia ha richiesto un grave tributo di sangue: la più grande testimonianza di questo sacrificio è il Sacrario Monumentale Americano, dove tra poco ci recheremo per rendere omaggio alle migliaia di tombe di soldati americani caduti per riportare la democrazia in Italia. La città di Nettuno non dimentica le vite dei tanti giovani che hanno attraversato l’oceano per contrastare l’oppressione nazifascista; la cerimonia di oggi perpetua il ricordo di tale sacrificio e riconosce i valori della libertà e della democrazia che muovevano quei giovani.

Per noi tutti la data del 22 gennaio però non significa solo la memoria di un evento bellico: il 22 gennaio 1944 la storia di Nettuno è cambiata per sempre, la città è venuta a contatto con la ricca cultura americana, le cui tracce sono ancora chiaramente visibili anche nella vita quotidiana. La tradizione del baseball è solo l'elemento più visibile di un legame di affetto profondo che ci lega con gli Stati Uniti, un Paese per cui il senso di riconoscenza è diventato nel tempo un sentimento di amicizia sincera e spontanea. Tutta l'Italia è profondamente mutata dal contatto con il complesso mondo americano, assorbendone anche gli aspetti culturali; in questo senso Nettuno ha semplicemente anticipato i tempi.

Il 22 gennaio del 1944 non è quindi solo la data di una battaglia, di un avvenimento esclusivamente legato alla sfera militare: quel giorno, per noi nettunesi, è l'inizio di un cambiamento profondo e radicale, di un'apertura verso un mondo che fino ad allora era molto lontano e forse quasi inavvicinabile, e che da allora in poi sarebbe stato sempre così vicino e presente a tutti noi. Fu un cambiamento positivo? Io non ho dubbi: sì, assolutamente sì, perché dagli americani noi italiani abbiamo appreso quanto sia importante difendere i valori della libertà e della democrazia.

Oggi soldati italiani stanno navigando verso i Caraibi, verso uno dei vicini degli Stati Uniti che oggi ha bisogno di aiuto e sostegno; i nostri soldati troveranno ad Haiti i loro compagni d'arme americani, oggi alleati e amici, pronti a collaborare per dare assistenza alla popolazione civile. Io credo che questa amicizia trovi le basi in quel lontano 22 gennaio, in quegli eventi bellici avvenuti lungo tutta la Penisola, grazie al sacrificio di quei tanti ragazzi che ci hanno restituito la libertà a prezzo della loro vita. Non dimentichiamoli mai. Grazie.